STUDIO LEGALE TRIBUTARIO

PROF. AVV. LORIS TOSI

NEWSLETTER N.3-2015

8 May 2015

UNA ZONA FRANCA A VENEZIA, DRIVER DELLA RIPRESA ECONOMICA ITALIANA

Una zona franca consiste in una parte o zona del territorio di uno Stato, normalmente in prossimità di un porto o di un aeroporto in cui il regime fiscale e doganale ordinario vengono appositamente derogati al fine di consentire lo svolgimento di attività economiche.

Ciò che distingue una zona franca è la vocazione all’esportazione della produzione industriale. Tale è la ragione per cui esse sono particolarmente numerose nei Paesi in via di sviluppo, i quali attraverso la previsione di una serie di agevolazioni fiscali e doganali (esenzione dal pagamento di imposte, incentivi..) favoriscono la delocalizzazione di imprese per lo più occidentali per la lavorazione di merci destinate all’esportazione.

In concreto, i benefici ritraibili dall’istituzione di una zona franca consistono principalmente nella semplificazione delle formalità doganali; nella possibilità di effettuare lavorazioni sulle merci senza pagare dazi doganali; nella possibilità di esportare o riesportare le merci verso Stati extra UE direttamente dall’Italia.

In Cina troviamo le: Special Economic Zone (S.E.Z. es. quella di Xiamen, Shantow, Shenzen) oppure Economic and Tecnologic Development Zone (E.T.D.Z.) o Free Zone come Pudong a Shangai e Tianjin; nel Pakistan e in Thailandia si chiamano Export Processing Zone; ad Hong Kong si identificano come Industrial Estate; in Malesia, Corea, India e Emirati Arabi, come Free Trade Zone(FTZ); in Indonesia “Bonded Warehouse”; in Africa Export Processing Zone (Epz); in Messico Maquilladoras.

Queste aree speciali, generalmente in prossimità di porti e/o aeroporti, si caratterizzano per essere parti del territorio di uno Stato in cui la normativa doganale e/o fiscale non si applica integralmente e in cui è, di solito, esclusa, la possibilità, per le persone fisiche, di poter risiedere.
Offrono esenzioni totali o parziali dal pagamento dei prelievi fiscali in genere, tasse, IVA, incentivi fiscali, facilitazioni bancarie e finanziarie (libertà di esportare i capitali realizzati), costi bassi dei prodotti energetici utilizzati nei cicli produttivi.
Le merci vengono introdotte nelle zone franche senza assolvere particolari formalità doganali, non sono assoggettate al versamento di dazi, possono essere lavorate, trasformate, manipolate e depositate senza che su di esse venga effettuato alcun controllo da parte dell’Autorità doganale.
Di recente istituzione è un punto franco a Venezia destinato allo stoccaggio di merce terza senza assolvimento dei dazi doganali e di qualsiasi altro prelievo fiscale per il periodo della permanenza all’interno della ZF.
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale1 è stato autorizzato lo spostamento e l’ingrandimento all’interno dell’ambito portuale a Marghera del punto franco del porto di Venezia. Si tratta, oggi, così dispone l’art.1 del predetto decreto, di un’area, “individuata all’interno degli spazi doganali del Porto commerciale di Marghera, avente una superficie complessiva di circa 8.080 metri quadrati, che si colloca tra l’attuale varco d’accesso al Porto-Molo A e la rotatoria situata nelle aree comuni, confinante, in particolare:
a) a nord, con le aree demaniali destinate a parcheggio automezzi confinanti con via dell’Azoto;
b) ad est, con le aree comuni interne al porto destinate a viabilità e con la prosecuzione di via del Commercio nel tratto compreso tra il varco d’accesso molo A e la rotatoria presente nelle aree comuni interne al porto;
c) ad ovest con via dell’Azoto, con il nuovo varco doganale e l’area demaniale destinata alla viabilità pubblica d’accesso al porto;
d) a sud con le aree comuni interne al porto destinate alla viabilità e, in particolare, occupate da rotatoria stradale”. All’interno di detto punto franco possono essere introdotte merci comunitarie al fine di beneficiare delle norme UE che prevedono le restituzioni all’esportazione o il rimborso dei dazi all’importazione a condizione che siano rispettati le altre prescrizioni previste dai relativi regolamenti.
Ci sono, poi, per alcuni territori italiani, norme in materia di Zona Franca Urbana. L’idea alla base dell’istituzione di una Zona Franca Urbana è quella di recuperare, senza stravolgimenti, i tratti tipicamente “industriali” dei luoghi, e di dare un nuovo impulso allo sviluppo dell’economia del territorio. L’intervento fa leva sulle politiche territoriali e di valorizzazione delle risorse e dell’attrezzatura “civile” locale. Pertanto, anche la zona franca urbana rappresenta un importante strumento in grado di stimolare lo sviluppo di nuova imprenditorialità nel campo culturale, diportistico, della ricerca e dell’alta formazione, della nautica e dell’aeronautica, delle tecnologie ambientali. Tutto ciò, se adeguatamente regolato, porterà al rilancio del Nord est dell’Italia e quindi del resto del Paese ridando centralità a Marghera nell’era post industriale.

Fabrizio Marrella, Avv. Prof. di Diritto internazionale, Università Cà Foscari Venezia del decreto interministeriale del 22 marzo 2013,