STUDIO LEGALE TRIBUTARIO

PROF. AVV. LORIS TOSI

NEWSLETTER N.12-2020

2 September 2020

REGIME SPECIALE PER I LAVORATORI IMPATRIATI (“RIMPATRIO DEI CERVELLI”). DUBBI SULLA DOTAZIONE DEL “FONDO CONTROESODO”

L’art. 16 del D.Lgs. 147/2015 ha introdotto il “regime speciale per i lavoratori impatriati” al fine di incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni e favorire lo sviluppo tecnologico, scientifico e culturale del nostro paese.

Verificandosi le condizioni richieste dalla norma, la disposizione – invero di estremo favore – prevede che i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo, prodotti in Italia da lavoratori impatriati, concorrono alla formazione del reddito complessivo solo parzialmente.

Sono destinatari del beneficio fiscale in esame i cittadini dell’Unione europea o di uno Stato extraeuropeo con il quale risulti in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale, che, alternativamente:

  • sono in possesso di un titolo di laurea e hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più;
  • hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

Per fruire del beneficio fiscale, per i due periodi di imposta antecedenti quello in cui si rende applicabile l’agevolazione, il lavoratore non deve essere stato iscritto nelle liste anagrafiche della popolazione residente e non deve aver avuto nel territorio dello Stato il centro principale dei propri affari e interessi, né la dimora abituale, circostanze, queste ultime, che richiedono accurate verifiche di fatto.

Il beneficiario, inoltre, decade dagli incentivi se non mantiene la residenza in Italia per almeno due anni.

Con le modifiche di cui all’art. 5, del D.L. 34/2019 (rubricato “Rientro dei cervelli”), successivamente emendato dall’art. 13-ter del D.L. 124/2019, il regime agevolativo in parola è stato potenziato, prevedendo una detassazione del 70% del reddito (o del 90%, per i trasferimenti nelle regioni del sud). In altri termini, i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia dal soggetto impatriato concorrono alla formazione del reddito complessivo solo in misura del 30% (o del 10%).

Trattasi di un’agevolazione temporanea, applicabile per almeno un quinquennio, a decorrere dal periodo di imposta in cui il lavoratore trasferisce la residenza fiscale in Italia ai sensi dell’art. 2, del TUIR, e per i quattro periodi di imposta successivi.

La norma ha altresì previsto che il regime agevolativo può essere esteso per ulteriori 5 anni, con detassazione dei redditi al 50% (in luogo del 70% o 90%), (i) nel caso in cui il lavoratore diventi proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento o nei dodici mesi precedenti, e/o (ii) in caso di figli a carico.

Con l’art. 13-ter summenzionato, comma 2, perseguendo l’intento di dare copertura finanziaria all’agevolazione, è stato istituito il c.d. “Fondo Controesodo” la cui disciplina è stata demandata ad apposito Decreto Ministeriale.

Tale Decreto Ministeriale non risulta ancora emanato, sicché, alla data odierna, non è possibile conoscere le concrete modalità di fruizione del Fondo.

Ad ogni modo, stupisce, peraltro, l’esiguo ammontare di risorse stanziate, pari a solo 3 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020. Tant’è che pare lecito chiedersi se l’effettiva fruizione dell’agevolazione sia in tutto o in parte subordinata alla capienza del Fondo in parola.

Con risposta ad interrogazione parlamentare n. 5-04375 del 28 luglio 2020, è stato chiarito che “la somma stanziata, pertanto, dovrebbe coprire i maggiori costi derivanti dall’incremento dal 50 al 70 per cento dell’agevolazione fiscale nel primo quinquennio e dall’intero importo della riduzione del 50 per cento dell’imponibile fiscale per l’eventuale secondo quinquennio”. Il Fondo, pertanto, parrebbe operare unicamente a copertura del potenziamento del beneficio dal 50% al 70% e dell’estensione dell’agevolazione ad un ulteriore quinquennio, lasciando intatta la possibilità di fruire dell’agevolazione fino al 50%, per il primo quinquennio, a prescindere alle risorse del Fondo medesimo.

Sempre con risposta ad interrogazione parlamentare n. 5-04375, è stato affermato che un predeterminato tetto di spesa mal si concilia con la riduzione di imponibile prevista dall’agevolazione in esame. In tal senso – e con tutte le dovute cautele – non si può escludere che la constatazione per cui la natura dell’agevolazione “mal si concilia con un predeterminato tetto di spesa suscettibile di determinare una eventuale procedura di assegnazione selettiva” possa far presumere una certa apertura sulle possibilità di fruizione del beneficio a prescindere dall’entità del Fondo.

Lo Studio è a disposizione per ogni chiarimento.

Dott. Comm. Marco Spadotto (marcospadotto@studiotosi.com)