STUDIO LEGALE TRIBUTARIO

PROF. AVV. LORIS TOSI

NEWSLETTER N.1-2020

14 January 2020

REATI TRIBUTARI TRA I REATI PRESUPPOSTO DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI

Il D.L. n. 124/2019, convertito in L. n. 157/2019 pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 301 del 24/12/2019, ha notevolmente esteso la responsabilità amministrativa delle società, degli enti e delle associazioni anche prive di personalità giuridica alla commissione di determinati reati tributari.

In particolare, l’art. 39, co. 2, del citato Decreto ha ampliato, con efficacia dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge di conversione dello stesso, la portata dell’art. 25- quinquiesdecies del D.Lgs. n. 231/2001, rubricato “Reati tributari”, introducendo nel catalogo dei reati presupposto le fattispecie più gravi di reati tributari disciplinati dal D.Lgs. n. 74/2000: il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000, già introdotto con l’adeguamento alla Direttiva PIF), il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri mezzi fraudolenti (art. 3), il reato di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8), il reato di occultamento o distruzione dei documenti contabili al fine di evadere le imposte (art. 10) e il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11).

In caso di commissione di uno dei menzionati reati nell’interesse o a vantaggio dell’ente, l’ente stesso è punito con una sanzione pecuniaria da 100 fino a 500 quote. Poiché il valore della quota varia da un minimo di Euro 258 fino ad un massimo di Euro 1.549, la sanzione pecuniaria potrà essere pari sino a Euro 774.500. Si precisa che se, in seguito alla commissione dei delitti indicati, l’ente ha conseguito un profitto di rilevante entità, la sanzione pecuniaria è aumentata di un terzo, così come previsto dal co. 2 dell’art. 25-quinquiesdecies; non è in ogni caso ammesso il pagamento in misura ridotta (art. 10, co. 4, D.Lgs. n. 231/2001).

Alle fattispecie previste dal nuovo art. 25-quinquiesdecies si applicano inoltre le sanzioni interdittive di cui all’art. 9, co. 2 lett. c), d), ed e) del D.Lgs. n. 231/2001, ossia il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; l’esclusione da agevolazioni e finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Si precisa che, al fine di non vedersi comminare alcuna delle menzionate sanzioni, l’ente dovrà adottare ed efficacemente attuare un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire la commissione dei reati presupposto 231.

 

Lo Studio è a disposizione per ogni chiarimento.

Prof. Avv. Loris Tosi (loristosi@studiotosi.com)