STUDIO LEGALE TRIBUTARIO

PROF. AVV. LORIS TOSI

NEWSLETTER N.7-2019

30 July 2019

PROFILI STRATEGICI DI COMPLIANCE DOGANALE E PIANIFICAZIONE AZIENDALE

La variabile doganale gioca ormai un ruolo di assoluto rilievo nella pianificazione dell’attività aziendale e nella redazione dei piani industriali.

L’impresa operativa nei mercati internazionali, pertanto, non può prescindere da un’attenta analisi delle criticità legate alla movimentazione delle merci, minimizzando l’impatto della fiscalità di confine e, nel contempo, cercando di contenere i rischi di una errata gestione dei flussi doganali.

Quanto ai profili di rischio, essi appartengono, fondamentalmente, a due macro-categorie: quella dei rischi di natura tributaria e quella dei rischi di natura sanzionatoria.

Nel primo caso, ci si riferisce ai maggiori diritti di confine che l’operatore potrebbe essere chiamato a corrispondere a seguito di un controllo, anche a distanza di molto tempo dall’importazione dei beni (c.d. controllo a posteriori).

Nel secondo caso, si distingue tra sanzioni amministrative e sanzioni penali.

L’ipotesi più frequente di errata gestione dei flussi doganali è rappresentata dalla inesatta dichiarazione di quantità, qualità e valore delle merci, che viene sanzionata, quale illecito amministrativo, ai sensi dell’art 303 del TULD.

L’art. 303, comma 3, del TULD stabilisce che la sanzione è applicata in misura non proporzionale, per scaglioni. Sicché, ad esempio, per una differenza di diritti pari o superiore a 4.000 euro, si applica una sanzione minima di 30.000 euro.

È evidente come la misura afflittiva in parola risulti piuttosto gravosa, tale per cui un errore nella dichiarazione di importazione, anche se di ammontare contenuto e modesto, può comportare un danno di rilevanti proporzioni per l’operatore. A ciò si aggiunge il fatto che, secondo la prassi adottata dall’Agenzia delle Dogane, la sanzione è calcolata autonomamente per ciascun singolo (ad ogni articolo importato corrisponde un singolo).

Dunque, in un contesto talvolta caratterizzato da forte incertezza (si pensi, ad esempio, alle difficoltà di classificazione delle merci, o alla determinazione dell’origine, così come del valore), la gestione del rischio legato agli aspetti sanzionatori, per l’operatore doganale, assume una rilevanza strategica primaria.

Soccorrono a tal fine alcuni strumenti messi a disposizione dal legislatore unionale, a mezzo dei quali l’Agenzia delle Dogane può emanare decisioni anticipate, in relazione al trattamento da accordare alle merci.

In particolare, si tratta delle informazioni vincolanti(vincolanti sia per l’operatore che per l’Agenzia delle Dogane), al momento previste solo nei settori della classificazione (ITV) e dell’origine (IVO), valideall’interno di tutta l’UE ed efficaci per un periodo di tre anni dal rilascio.

In materia di valore, l’istituto che più si avvicina alle informazioni vincolanti è quello della c.d. forfettizzazione, a mezzo della quale è possibile, a determinate condizioni, predeterminare il valore delle merci importate, in accordo con l’Agenzia delle Dogane. Giova, tuttavia, osservare che, mentre un’informazione vincolante può essere richiesta da qualsiasi operatore, la forfettizzazione del valore è riservata ai soli soggetti che soddisfano i requisiti dell’Operatore Economico Autorizzato (AEO).

Mediante il ricorso agli istituti poc’anzi delineati, per il periodo di efficacia dell’informazione vincolante o in relazione all’operazione il cui valore è stato forfettizzato, viene così cristallizzato il trattamento da applicare a determinate merci, azzerando il rischio sanzionatorio e circoscrivendo il rischio tributario.

Sempre in tema di compliancedoganale, merita particolare attenzione la disciplina speciale della revisione dell’accertamento su istanza di parte, per la quale, entro tre anni dall’accettazione della dichiarazione, l’operatore ha facoltà di chiederne la modifica, anche per rettificare errori e omissioni, purché non siano iniziate operazioni di verifica o controllo.

In tal caso, non si applicano le sanzioni. Proprio per questo, quello della revisione su istanza di parte è uno strumento particolarmente interessante, in quanto, sicuramente, allo stesso può fare ricorso l’operatore che intende regolarizzare un errore commesso e di cui si sia successivamente avveduto, ma esso può essere altresì utilizzato in ottica strategica, dall’operatore che si trovi ad aver posto in essere delle operazioni in un contesto di forte incertezza.

In quest’ultimo caso, l’operatore, pur convinto della correttezza del trattamento applicato, potrebbe mettersi al riparo dalle sanzioni, chiedendo all’Agenzia delle Dogane la revisione dell’accertamento (e auspicandone il rigetto). Il mancato accoglimento dell’istanza confermerebbe la correttezza del trattamento scelto dall’operatore. L’eventuale accoglimento dell’istanza di revisione, comunque, sarebbe impugnabile dinanzi alla Commissione tributaria, consentendo all’operatore di porre in discussione la maggiore pretesa tributaria, senza il rischio di vedersi irrogate le gravose sanzioni di cui all’art. 303 del TULD in caso di soccombenza.

Se è pur vero che l’inizio di verifiche o controlli impedisce la revisione su istanza di parte, in tali circostanze non è precluso l’utilizzo dello strumento del ravvedimento operoso, il cui perimetro di applicazione è stato esteso alle violazioni della normativa doganale, con il solo limite derivante dalla notifica di avvisi di pagamento o atti di accertamento (dunque, è possibile ricorrere al rimedio del ravvedimento operoso anche in presenza di un processo verbale di constatazione).

Appare evidente che il rimedio in discussione trovi spazio solo in via residuale, nei casi in cui non è più possibile il ricorso alla revisione su istanza di parte, cioè quando l’irregolarità sia emersa a seguito di controlli o verifiche. L’operatore, in simili ipotesi, ha quindi la possibilità di sanare la violazione contestata, con il pagamento dei maggiori diritti pretesi, degli interessi legali e delle sanzioni in misura ridotta (la misura dell’abbattimento delle sanzioni è legata al tempo trascorso tra violazione e ravvedimento).

In definitiva, il controllo dei rischi derivanti da una errata gestione dei flussi doganali e, in particolare, del pesantissimo rischio sanzionatorio, necessariamente richiede l’attenta conoscenza e padronanza degli istituti sopra delineati, in modo che l’operatore possa valutare e predisporre i piani operativi e aziendali scegliendo, di volta in volta, a quali strumenti ricorrere, secondo le peculiarità del proprio business, trasformando così la certezza nel diritto e la non assoggettabilità a sanzioni in un vantaggio competitivo.

 

Lo Studio è a disposizione per ogni chiarimento.

Dott. Comm. Marco Spadotto (marcospadotto@studiotosi.com)