STUDIO LEGALE TRIBUTARIO

PROF. AVV. LORIS TOSI

NEWSLETTER N.5-2020

30 March 2020

L’IMPORTAZIONE DI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (DPI) NECESSARI PER FRONTEGGIARE L’EMERGENZA COVID-19

Fin dal principio della crisi sanitaria, si è resa evidente l’insufficienza di dispositivi di protezione individuale (DPI) a disposizione degli operatori sanitari, in particolare di quelli di protezione delle vie aeree (mascherine FFP2, FFP3, N95, KN95, indicati nella Circolare del Ministero della Salute prot. 4373 del 12 febbraio 2020). D’altra parte, le linee guida diffuse dall’European Centre for Diseases Prevention and Control, per la gestione del paziente, suggeriscono l’utilizzo di maschere FFP2 o FFP3 (oltre a protezione per gli occhi, camice e guanti monouso), lasciando l’utilizzo delle maschere chirurgiche a scenari di carenza delle maschere FFP2 o FFP3 e a casi selezionati.

Ne è conseguita la sovraesposizione al rischio di tali soggetti. Difatti, come denunciato dal Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (GIMBE), ad oggi sono oltre 6000 i medici contagiati, circa il 9% del totale dei malati. Se ciò non bastasse, il dato dei decessi tra gli operatori sanitari è assolutamente inaccettabile.

Se è pur vero che l’art. 5, comma 5, del D.L. 18/2020 (c.d. Cura Italia), ha stabilito che «i dispositivi di protezione individuale sono forniti in via prioritaria ai medici e agli operatori sanitari e sociosanitari», le disposizioni, tuttavia, nel divenire dell’emergenza, non sono state ricondotte ad un quadro sistematico chiaro, così generando incertezza per gli operatori che intendono importare DPI, in conformità alle disposizioni di legge e scevri da intenti speculativi, i quali risultano esposti al rischio di requisizioni e sequestri.

Né è dimostrazione quanto accaduto nel porto di Venezia lo scorso 27 marzo, ove sono stati requisiti DPI, destinati alla Federazione dei Medici di Medicina Generale (FIMMG), per un valore complessivo di circa trentamila dollari, sulla base dell’art. 6 del menzionato Decreto Cura Italia, il quale prevede che «fino al termine dello stato di emergenza, … il Capo del Dipartimento della protezione civile può disporre, … anche su richiesta del Commissario straordinario …, la requisizione in uso o in proprietà, da ogni soggetto pubblico o privato, di presidi sanitari e medico-chirurgici, nonché di beni mobili di qualsiasi genere, occorrenti per fronteggiare la predetta emergenza sanitaria, anche per assicurare la fornitura delle strutture e degli equipaggiamenti alle aziende sanitarie o ospedaliere ubicate sul territorio nazionale, nonché per implementare il numero di posti letto specializzati nei reparti di ricovero dei pazienti affetti da detta patologia».

Eppure, è proprio la categoria dei i medici di famiglia a detenere il triste primato delle perdite tra gli operatori professionali.

Orbene, se, per un verso, tali disposizioni rispondono all’esigenza di determinare priorità e ordine nella distribuzione dei DPI, per altro verso, è concreto il pericolo di rallentare o rendere inefficiente la distribuzione stessa.

Si auspica, pertanto, che il Legislatore intervenga per ricondurre a razionalità l’impianto normativo.

Ad ogni modo, giova evidenziare che, in tale contesto, nell’ottica di facilitazione delle operazioni di sdoganamento dei beni utili a fronteggiare l’emergenza COVID-19, da distribuire gratuitamente o che siano utilizzati dalle unità di pronto soccorso, l’Agenzia delle Dogane ha adottato un provvedimento di sospensione in franchigia dei dazi doganali e di esenzione dell’IVA (Determinazione Direttoriale prot. 101115 del 27 marzo 2020). La medesima determinazione dispone in ordine alle modalità di espletamento delle formalità doganali.

Inoltre, con ordinanza n. 6 del 28 marzo 2020, il Commissario straordinario ha disposto che le Dogane debbano adottare ogni azione utile allo sdoganamento diretto e ultrarapido dei DPI, con esenzione delle imposte doganali e dell’IVA.

Coerentemente con la ratio dell’art. 5 summenzionato, tale beneficio è limitato ai DPI destinati ai seguenti soggetti:

  1. Regioni e Province autonome;
  2. Enti locali;
  3. Pubbliche amministrazioni ed Enti pubblici;
  4. strutture ospedaliere pubbliche ovvero accreditate e/o inserite nella rete regionale dell’emergenza;
  5. soggetti che esercitano servizi essenziali e di pubblica utilità e/o di interesse pubblico cosi come previsti dal DPCM 22 marzo 2020.

Il materiale, sdoganato sotto la supervisione dell’Agenzia delle Dogane, viene inviato, con appositi voli dell’Aeronautica Militare, ai vari centri logistici regionali della Protezione Civile.

I dispositivi destinati a soggetti diversi da quelli indicati, invece, sono requisibili su disposizione dello stesso Commissario straordinario.

Alla luce di tali ultime indicazioni, pertanto, gli importatori potrebbero avere qualche elemento di valutazione ulteriore, anche se, sommessamente, ravvisiamo l’opportunità di regolamentare la materia con una procedura di autorizzazione preventiva, che consenta agli operatori di poter contare sulla certezza del buon esito dell’importazione.

 

Lo Studio è a disposizione per ogni chiarimento.

Dott. Comm. Marco Spadotto (marcospadotto@studiotosi.com)