STUDIO LEGALE TRIBUTARIO

PROF. AVV. LORIS TOSI

NEWSLETTER N.2-2018

5 November 2018

“GUERRE COMMERCIALI” E COMMERCIO INTERNAZIONALE: L’IMPORTANZA DI UN CONTINUO CHECK UP CONTRATTUALE

Tra i temi maggiormente rilevanti del nostro tempo figura il mutamento delle forme della guerra e l’impatto sull’attività dell’impresa.

L’ordine economico internazionale che si è instaurato dalla fine della seconda guerra mondiale si basa su un sofisticato sistema di norme-quadro di diritto internazionale a carattere multilaterale e bilaterale nonché di organizzazioni internazionali (si pensi, ad esempio, all’Organizzazione Mondiale del Commercio, il WTO) la cui funzione è stata quella di smantellare dazi doganali ed altre barriere al commercio nonché di favorire gli investimenti diretti esteri (talvolta le delocalizzazioni) delle imprese realizzando così una vasta globalizzazione economico-commerciale.

Con la nuova politica commerciale internazionale inaugurata dal Presidente Trump in linea di discontinuità con i suoi predecessori alla Casa Bianca, il protezionismo e le “guerre commerciali” sono però tornati al centro dell’agenda internazionale.

Pertanto, l’impresa deve operare in uno scenario complesso, governando almeno cinque particolari variabili: a) quella doganale; b) quella contrattuale; c) quella bancaria; d) quella contabile.

Per quanto riguarda la variabile doganale, va innanzitutto ricordato che da maggio 2016, il Codice doganale dell’Unione CDU (Reg. UE n. 952/2013 del 9 ottobre 2013) ha trovato piena applicazione andando a sostituire il sistema previgente incardinato sul Codice doganale comunitario CDC – Reg. CEE n. 2913/92 e le relative disposizioni di applicazione. In secondo luogo, va osservato che la “guerra commerciale” si traduce in specifici dazi protettivi sui prodotti importati: in questo modo ne viene aumentato il prezzo rispetto ai prodotti nazionali che vengono così favoriti rispetto il consumo sul mercato interno. Può poi concretizzarsi in nuovi dazi applicati alle materie prime esportate: qui, infatti, l’obiettivo è mettere in difficoltà l’economia degli Stati non produttori delle stesse. In ogni caso ciascuno Stato può cedere alla tentazione di aumentare le barriere non tariffarie quali: quarantene, ispezioni, accertamenti di vario tipo che vanno, di fatto, a impedire l’importazione, se non tramite il superamento di ostacoli burocratici che però comportano un notevole incremento dei costi per chi esporta.

Una corretta analisi e pianificazione fiscale e doganale deve necessariamente riflettersi nel contratto internazionale giacché la logistica costituisce il momento esecutivo della vendita internazionale. Ma oltre agli aspetti ora ricordati, la variabile contrattuale sollecita un’attenta analisi delle clausole di consegna (ad es. INCOTERMS) o di pagamento per allineare il contratto agli obbiettivi dell’impresa evitando pericolosi contenziosi transnazionali davanti a giudici di Stati terzi. Anche sotto questo profilo, un check up contrattuale periodico è necessario giacché le normative cambiano incidendo sulle norme applicabili a ciascun contratto. Ed in contratti internazionali stipulati con parti di altri Paesi e di diverse culture va valutata con estrema attenzione la clausola relativa alla soluzione delle controversie che dovrà sempre prevedere dei meccanismi di mediazione ed arbitrato variamente configurati onde non incagliare l’impresa in pericolosi contenziosi davanti a giudici esteri.

Terzo aspetto da considerare in periodi di “guerra commerciale” è quello collegato ai pagamenti bancari. Per fare un esempio, la ripresa delle sanzioni contro l’Iran da parte degli Stati Uniti, ha provocato un pericoloso intreccio normativo che le banche tentano di rifuggire, evitando perciò operazioni con quel Paese. Senonché, per consentire alle imprese europee di continuare a fare affari con l’Iran, l’Unione europea ha riattivato il c.d. ‘Regolamento di blocco’ (Regolamento (CE) n. 2271/96) relativo alla protezione dagli effetti extraterritoriali USA, corredato di un Regolamento di esecuzione.

Ad esempio, se una società italiana (o di altro Stato membro UE) intendesse risolvere un contratto in essere ad oggetto una fornitura in Iran vietata dalle sanzioni USA, e detta risoluzione avvenisse senza autorizzazione della Commissione europea, la società italiana in questione rischierebbe un possibile contenzioso civile o un arbitrato internazionale per danni, oltre alla sanzione amministrativa (che in Italia viene comminata dal Ministero dello Sviluppo Economico in base al Decreto Legislativo n. 346 del 1998 nel limite massimo di € 92.962,00).

Diverso e più delicato sarà poi il caso di una banca italiana o di altro Stato membro UE che non desse corso ad un finanziamento o ad un pagamento (ad es. tramite lettera di credito) sull’Iran. Qui, se il pagamento è in dollari, la banca si esporrà in pieno alle sanzioni USA a meno che detta banca non decida di operare esclusivamente in valute diverse dal dollaro rinunciando così al mercato americano. Forse qualche piccola banca se lo potrà permettere ma le piccole banche di solito non sono attrezzate per il commercio internazionale.

Gli esempi ora riportati ben evidenziano, infine, la necessità di un’attenta valutazione dei rischi collegati al commercio con l’estero anche ai fini dei necessari accantonamenti in bilancio sollecitando così la variabile più propriamente contabile ai fini di una corretta programmazione di bilancio.

In conclusione, oggi più che mai le imprese italiane abbisognano di una consulenza specialistica del più alto livello nella pianificazione ed esecuzione dei contratti ed eventualmente nel contenzioso internazionale derivante da tali nuovi scenari. Le guerre commerciali e gli embarghi possono, paradossalmente, offrire anche nuove opportunità di affari.

Lo Studio è a disposizione per ogni chiarimento.

Prof. Avv. Loris Tosi (loristosi@studiotosi.com)