STUDIO LEGALE TRIBUTARIO

PROF. AVV. LORIS TOSI

NEWSLETTER N.13

18 October 2021

Corte Cassazione, ordinanza n. 10664 del 22 aprile 2021. Le SS.UU. tra l’interesse fiscale dello Stato e il diritto alla libertà personale, all’inviolabilità del domicilio e alla segretezza del contribuente. I documenti contenuti in una valigetta consegnata volontariamente dal suo titolare in assenza di autorizzazione e di preventiva informazione sono utilizzabili?

Ancora una volta, la Suprema Corte torna su una questione centrale in tema di verifiche e accessi costituita dal rispetto delle garanzie in sede di acquisizione e di successivo utilizzo della documentazione extracontabile rinvenuta in sede di controllo.

La vicenda, più precisamente, riguarda il ritrovamento in una valigetta dell’amministratore delegato della società – consegnata ai verificatori “spontaneamente” – di documentazione extracontabile acquisita senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria e senza che il titolare – comunque consenziente – fosse stato informato della facoltà di farsi assistere da un professionista di fiducia. Il Collegio del gravame aveva ritenuto che non vi fossero profili di illegittimità che inficiassero l’avviso di accertamento impugnato, perché «non poteva ragionarsi in termini di apertura coattiva secondo il presupposto di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, in quanto risultava che la valigetta fosse stata consegnata spontaneamente e senza coercizione… e perché la mancata informazione, al momento dell’accesso, della facoltà di farsi assistere da un professionista di fiducia, non poteva essere sanzionata, in mancanza di specifica previsione normativa…».

Le censure formulate in atti dalla società erano state superate dai Giudici, considerando che la valigetta era stata “aperta su richiesta della G. di F., ma spontaneamente e senza coercizione. In tal caso non era necessaria l’autorizzazione del giudice che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, prevede solo per l’apertura “coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti mobili, ecc.”; e che “l’amministratore delegato di una s.p.a. non è uno sprovveduto … Comunque, le norme che disciplina (no) gli accessi, non prevedono la pena della nullità del PVC in caso di tale omessa informazione“.

La decisione è stata oggetto di specifico motivo di impugnativa per violazione dell’art. 52, comma 3 del DPR 633/1972 che impone “in ogni caso” la necessaria autorizzazione dell’autorità giudiziaria – anche in presenza di consegna volontaria della documentazione da parte dell’imprenditore – e per contrasto con l’art. 12, comma 2, della L. 212/2000, in quanto la violazione dell’obbligo di informare il verificato sulla facoltà di farsi assistere da un professionista abilitato alla difesa dinanzi agli organi di giustizia tributaria non può essere irrilevante ai fini della regolarità del procedimento di accertamento.

Con riguardo al primo aspetto e, dunque, all’efficacia sanante del consenso del titolare all’acquisizione documentale in assenza di preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria, la giurisprudenza della Suprema Corte ha assunto due orientamenti antitetici.

Secondo una linea interpretativa rigorosa e più conforme al dettato normativo «i superiori principi non possono essere derogati per effetto della consegna spontanea della documentazione da parte del contribuente, ove si consideri che secondo questa Corte essa non può…rendere legittimo un accesso operato al di fuori delle previsioni legislative e, comunque, perchè l’eventuale consenso o dissenso dello stesso contribuente all’accesso, legittimo od illegittimo che sia, è del tutto privo di rilievo giuridico non essendo richiesto e/o preso in considerazione da nessuna norma di legge» (cfr. Cass. n. 14701/2018).

Secondo altro orientamento, invece, «l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica all’apertura di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ecc., prescritta in materia di IVA dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 3, (e necessaria anche in tema di imposte dirette, in virtù del richiamo contenuto nel D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33), è richiesta soltanto nel caso di “apertura coattiva” – come testualmente prescrive la norma succitata – e non anche quando l’attività di ricerca si svolga con la collaborazione del contribuente» (cfr. Cass. n. 3204/2015; n. 24306/2018; n.0737/2021).

L’adesione all’una o all’altra linea interpretativa ha conseguenze diverse rispetto all’utilizzabilità della documentazione acquisita: o il consenso del titolare non ha alcun effetto sanante e la documentazione non può essere utilizzata; o il consenso abilita l’utilizzo dei documenti, dovendosi, però, accertare in seconda battuta se debba o meno essere informato ossia reso dal contribuente consapevole della facoltà di farsi assistere da un difensore abilitato. Questo finisce per essere il nodo centrale della questione: verificare se e in che misura la mancanza della suddetta informazione incida sulla validità del consenso e sulla sua idoneità a sostituire l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria per la valida acquisizione documentale.

Il contrasto giurisprudenziale nei termini di cui sopra ha posto un preciso quesito di diritto rimesso alle SS.UU. della Suprema Corte: la violazione dell’obbligo di informare il contribuente sulla facoltà di farsi assistere da un difensore abilitato, in quanto preposto alla tutela del diritto costituzionale della riservatezza, priva di efficacia il consenso all’accesso della documentazione extracontabile, in mancanza dell’autorizzazione dell’autorità giudiziaria?

Il consenso, in quanto non informato, è privo di efficacia autorizzativa perché reso dal contribuente senza piena consapevolezza dei propri diritti?

La soluzione di diritto è fondamentale nel valutare la legittimità dell’azione di controllo nel rispetto necessario del bilanciamento tra i valori costituzionali coinvolti: «da un lato, l’interesse fiscale dello Stato ad acquisire in modo concreto ed efficace le risorse tributarie essenziali per garantire la sussistenza e lo sviluppo della comunità; d’altro lato, la tutela delle posizioni soggettive del contribuente nei cui confronti i poteri istruttori di cui dispone l’Amministrazione finanziaria è destinata ad incidere, in particolare la libertà personale, l’inviolabilità del domicilio e la segretezza della corrispondenza» (Cass. n. 10664/2021).

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Lo Studio è a disposizione per ogni chiarimento.

Avv. Maria Cassano (mariacassano@studiotosi.com)